MIMIT: PIANO TRANSIZIONE 5.0 – ANTICIPAZIONI IN ATTESA DEL DECRETO ATTUATIVO

TRANSIZIONE-5.0-COLLAGE

Su proposta del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il decreto-legge PNRR n. 19 del 2 marzo 2024, all’Articolo 38 introduce il nuovo Piano Transizione 5.0.

Il programma mira a sostenere gli investimenti in digitalizzazione e transizione green delle imprese attraverso l’automatismo del credito d’imposta e segna una continuità con il recente passato: per il raggiungimento di una detraibilità d’imposta fino al 45%, dovranno infatti essere impiegate macchine o linee compatibili con quanto precedentemente richiesto da Transizione 4.0 ed integranti accorgimenti di efficientamento energetico.

In sintesi: 

Transizione 5.0 = Transizione 4.0 + efficientamento energetico

Il Piano prevede risorse pari a 6,3 miliardi di euro, che si aggiungono ai 6,4 miliardi già previsti dalla legge di bilancio, per un totale di circa 13 miliardi nel biennio 2024-2025. 

Entro 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta, si attende l’uscita del decreto attuativo per la conversione in legge. Il d.l. ha iniziato il suo iter parlamentare alla Camera dei deputati e passerà successivamente al Senato. La norma è ora al vaglio delle Commissioni, sono ben 146 gli emendamenti presentati in Commissione Bilancio alla Camera dei deputati.

La Misura si articola in diversi interventi: 

  • INVESTIMENTI 5.0
  • FONTI RINNOVABILI 5.0: Investimenti in nuovi beni strumentali necessari all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili.
  • FORMAZIONE 5.0: Spese per la formazione del personale dipendente, finalizzate all’acquisizione o al consolidamento di competenze nelle tecnologie per la transizione digitale ed energetica dei processi produttivi.

Approfondiamo le caratteristiche del primo intervento. 

Il Credito d’Imposta Investimenti 5.0 andrà ad aggiungersi al Credito d’Imposta 4.0, senza sostituirlo. Quest’ultimo continuerà ad essere un incentivo di cui avvalersi per recuperare il 20% dei costi fino al 2025 per gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali previsti dal Piano Transizione 4.0.

Un breve inciso: 

Il Credito d’Imposta beni strumentali 4.0 è stato inizialmente introdotto dalla legge 27 dicembre 2019, n. 160 (Legge di Bilancio 2020) per sostituire iperammortamento e superammortamento. In seguito, la legge 30 dicembre 2021, n. 234 (Legge di Bilancio 2022) ha prorogato l’applicazione del credito d’imposta per investimenti effettuati fino al 31 dicembre 2025. Dal 2023, l’incentivo è riconosciuto solamente per investimenti in beni 4.0., non più, come avveniva in passato, anche per l’acquisto di beni strumentali ordinari. 

Il Credito d’Imposta Investimenti 5.0 andrà invece ad agevolare quei progetti realizzati dalle imprese nel 2024 e nel 2025 riguardanti investimenti – siano essi impianti e macchinari 4.0, ovvero beni immateriali 4.0 – che consentono una riduzione dei consumi energetici dell’unità produttiva pari almeno al 3% (o al 5%, se la percentuale è calcolata sul processo target).

L’intensità del contributo varia in base alla classe energetica conseguita (I-II-III) e all’ammontare dell’investimento:

  • 35% – 40% – 45% (classe energetica I-II-III) per investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
  • 15% – 20% – 25% (classe energetica I-II-III) per investimenti da 2,5 milioni a 10 milioni di euro;
  • 5% – 10% – 15% (classe energetica I-II-III) per investimenti da 10 milioni a 50 milioni di euro.

Alle aziende verrà concesso un credito d’imposta automatico, senza alcuna valutazione preliminare, senza discriminazioni legate alle dimensioni d’impresa, al settore di attività o alla localizzazione.

Gli adempimenti fondamentali, invece, sono i seguenti: 

  1. Realizzazione dell’investimento entro il 31 dicembre 2025;
  2. Invio al MIMIT, attraverso il Gestore dei Servizi Energetici S.p.A. (GSE), di una certificazione energetica ex ante ed ex post rispetto al completamento dell’investimento, rilasciata da soggetto terzo abilitato; le PMI potranno recuperare il costo delle certificazioni energetiche, mediante credito d’imposta, fino ad un massimo di € 10.000 moltiplicato per l’aliquota ottenuta da Industria 4.0 + Industria 5.0;
  3. Necessità, da parte delle imprese beneficiarie, di inviare al GSE comunicazioni periodiche relative all’avanzamento dell’investimento ammesso all’agevolazione;
  4. Obbligatorietà di attestazione delle spese da parte di un revisore o società di revisione esterna; per le imprese non obbligate alla revisione del bilancio, tali costi sono agevolabili, sempre attraverso credito d’imposta, fino ad un massimo di € 5.000.

Novità sostanziale è il divieto di cumulo con altre agevolazioni che impiegano Fondi Europei, oltre ai limiti di cumulabilità con Industria 4.0 e zona ZES. 

Il credito spettante potrà essere portato in compensazione presentando il modello F24 in un’unica rata. L’eccedenza non pareggiata entro il 31 dicembre 2025 sarà compensabile in cinque rate annuali di pari importo.

Vediamo ora, in estrema sintesi, i temi sui quali gli emendamenti presentati in Commissione Bilancio alla Camera pongono l’accento. Le proposte di modifica – ricordiamo, le stesse potranno essere considerate inammissibili, ammissibili, o anche ammissibili ma bocciate e, probabilmente, sarà il Governo medesimo a presentare uno o più emendamenti o maxiemendamenti – rispecchiano una pluralità di esigenze da parte degli stakeholder: vanno infatti dall’allargamento delle categorie di beneficiari e degli ambiti di applicazione, fino alla semplificazione delle procedure e all’adeguamento della norma alle necessità di specifici settori produttivi o territori.

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